Cassa integrazione 2026: guida aggiornata a importi, durata e domanda INPS
Ammortizzatori sociali - 8 Lug 2026
Aggiornato al 8 luglio 2026
La cassa integrazione 2026 è lo strumento principale con cui lo Stato tutela il reddito dei lavoratori dipendenti sospesi o a orario ridotto per difficoltà aziendali.
Con la Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026, l’Istituto ha aggiornato la misura, in vigore dal 1° gennaio 2026, dell’importo massimo dei trattamenti di integrazione salariale (CIGO, CIGS e CISOA), fissando il nuovo massimale mensile a 1.423,69 euro lordi (1.340,56 euro netti). La normativa di riferimento è il D.Lgs. 148/2015, il testo unico degli ammortizzatori sociali. In questa guida trovi requisiti, durata, calcolo e come fare domanda.
Che cos’è la cassa integrazione: CIGO, CIGS e FIS
La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è l’ammortizzatore sociale fondamentale che lo Stato attiva per sostenere il reddito dei lavoratori in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Nel 2026 la normativa opera attraverso CIGO, CIGS e FIS, con le novità operative in vigore dal 1° gennaio.
Il sistema si articola in tre pilastri principali. La CIG Ordinaria (CIGO) interviene per eventi temporanei e transitori che impediscono la normale attività: guasti ai macchinari, mancanza di commesse, situazioni meteorologiche avverse, crisi temporanee di mercato. Ha durata massima di 13 settimane consecutive, prorogabile fino a 52 settimane nel biennio mobile. La CIG Straordinaria (CIGS) riguarda invece le crisi strutturali, le ristrutturazioni aziendali e i contratti di solidarietà: spetta alle imprese con più di 15 dipendenti e può durare fino a 24 mesi in un quinquennio mobile. Il Fondo di Integrazione Salariale (FIS) copre i lavoratori di aziende con almeno 1 dipendente non rientranti nei settori CIGO/CIGS, garantendo l’assegno di integrazione salariale.
Le procedure disciplinate dalle circolari INPS e dagli accordi sindacali includono oggi percorsi di politiche attive del lavoro come formazione e ricollocazione collettiva.
Chi lavora in imprese con meno di 50 dipendenti ha diritto a un massimo di 26 settimane nel biennio mobile attraverso il FIS; sopra i 50 dipendenti il limite sale fino a 26 settimane nell’anno solare. Per sapere se la tua azienda rientra in uno di questi fondi, puoi consultare la scheda INPS sulla Cassa Integrazione Guadagni.
Chi ha diritto alla cassa integrazione 2026: i requisiti
Possono beneficiare della CIGO i lavoratori dipendenti — operai, impiegati e quadri — delle imprese industriali, delle aziende manifatturiere, delle cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e delle imprese edili. Dal 1° gennaio 2022, gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante sono inclusi tra i beneficiari della CIGO e della CIGS, nei limiti previsti dal D.Lgs. 148/2015 come modificato dalla Legge di Bilancio 2022 (L. 234/2021, art. 1, c. 191). Sono esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio. Per la CIGS il requisito minimo è che l’impresa occupi mediamente più di 15 dipendenti nel semestre precedente la richiesta.
Sul versante contributivo, per accedere alla CIGO il lavoratore deve avere alle spalle almeno 30 giorni di anzianità lavorativa effettiva presso l’unità produttiva per cui viene richiesto il trattamento alla data di presentazione dell’istanza aziendale (requisito ridotto da 90 a 30 giorni dalla Legge di Bilancio 2022, con decorrenza 1° gennaio 2022). Questo requisito è confermato anche per il 2026 ed è verificato dall’INPS in sede di istruttoria. Eccezione: per la CIGO richiesta per eventi oggettivamente non evitabili (EONE — es. maltempo, terremoti, interruzione di energia elettrica) il requisito di anzianità non è richiesto. Se lavori in un’azienda che accede al FIS, il requisito di anzianità è identico: 30 giorni di anzianità lavorativa effettiva nell’unità produttiva.
Vale la pena ricordare che, durante la CIG a zero ore, il TFR continua a maturare normalmente, e la contribuzione previdenziale viene accreditata sotto forma di contributi figurativi INPS, utili ai fini del diritto e della misura della pensione futura.
Importo cassa integrazione 2026: massimale e calcolo
La Cassa Integrazione è una prestazione economica erogata dall’INPS che sostituisce o integra la retribuzione dei lavoratori sospesi o a orario ridotto. L’importo è pari all’80% della retribuzione persa, entro un massimale mensile stabilito annualmente dalla legge.
Per l’anno 2026, l’importo massimo mensile lordo dei trattamenti di integrazione salariale è fissato in 1.423,69 euro, corrispondente a 1.340,56 euro netti dopo l’applicazione della riduzione del 5,84%.
Tale riduzione è determinata ai sensi dell’articolo 26 della Legge n. 41/1986.
Nei settori edile e lapideo, in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa dovuta a intemperie stagionali, il massimale risulta incrementato del 20%, ai sensi dell’art. 2, comma 17, della L. 549/1995. In termini pratici, ciò significa che per operai edili e del lapideo il tetto mensile lordo 2026 arriva a 1.708,44 euro lordi (1.608,66 euro netti).
Dal 1° gennaio 2022 è applicabile un unico massimale mensile, indipendentemente dalla retribuzione di riferimento, come previsto dall’art. 3, comma 5-bis, del D.Lgs. n. 148/2015 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2022). Per il 2026 tale importo è aggiornato a 1.423,69 euro lordi.
Questo significa che, a prescindere dal fatto che il lavoratore guadagni 2.000 o 5.000 euro al mese, il tetto rimane identico. Per retribuzioni elevate, l’80% teorico viene quindi ridotto significativamente dal massimale.
La normativa prevede la corresponsione del trattamento di integrazione salariale in misura pari all’importo del massimale qualora, confrontando tale valore con quello ottenuto applicando alla retribuzione utile la percentuale dell’80%, il risultato — dedotta la percentuale del 5,84% — risulti superiore al massimale. Ai fini pratici, per il calcolo rapido si può applicare alla retribuzione utile la percentuale del 75,328%.
| Tipo di trattamento | Massimale lordo mensile 2026 | Massimale netto mensile 2026 |
|---|---|---|
| CIGO / CIGS / CISOA / FIS (standard) | 1.423,69 € | 1.340,56 € |
| Settore edile/lapideo (intemperie stagionali, +20%) | 1.708,44 € | 1.608,66 € |
| Percentuale di calcolo sull’80% con riduzione 5,84% | Equivale al 75,328% della retribuzione lorda | — |
Fonte: Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026
Durata della cassa integrazione 2026: limiti per tipo
Dal 1° gennaio 2026 vengono aggiornati i tetti massimi mensili delle integrazioni salariali, rivalutati annualmente sulla base degli indici ISTAT per garantire uniformità nei trattamenti economici erogati.
Ma altrettanto importante è conoscere la durata massima consentita per ciascun tipo di intervento.
Per la CIGO, la durata massima è di 13 settimane consecutive per ogni unità produttiva, prorogabili trimestralmente fino al raggiungimento di 52 settimane nel biennio mobile. Superato tale limite, l’azienda non può presentare nuova domanda per la stessa unità produttiva prima che siano trascorsi 52 settimane dall’inizio del primo periodo autorizzato. Per la CIGS i limiti variano in base alla causale: fino a 24 mesi per ristrutturazione e riorganizzazione, fino a 12 mesi per crisi aziendale, prorogabili. I contratti di solidarietà difensivi consentono riduzioni di orario fino al 60% dell’orario ordinario (fino al 70% per il settore edile). Per il FIS, il limite è di 26 settimane nel biennio mobile per imprese sotto 50 dipendenti.
Sul fronte delle novità 2026, è confermata la possibilità di beneficiare per ulteriori 12 mesi dell’esonero dal pagamento della contribuzione addizionale sulla CIGS per le aziende in aree di crisi industriale complessa, se ricorrono i requisiti previsti dalla normativa vigente. Si tratta di un incentivo rilevante che riduce il costo del ricorso agli ammortizzatori sociali per le imprese in difficoltà strutturale. Se la tua azienda rientra in queste situazioni, potrebbe interessarti anche il Bonus Giovani 2026 come strumento alternativo o complementare per gestire la forza lavoro.
Novità cassa integrazione 2026: cosa cambia rispetto al 2025
La normativa del 2026 conferma, in larga parte, l’impostazione già adottata l’anno precedente ma introduce specifiche novità per rafforzare la copertura nelle situazioni di crisi. Le principali novità riguardano tre aree.
In primo luogo, il trattamento integrativo speciale per il settore turistico: il comparto turistico, ricettivo e termale, fra i più esposti alle oscillazioni stagionali e alle difficoltà macroeconomiche, beneficia di norma di un trattamento integrativo temporaneo erogato per i lavoratori in sospensione o riduzione di orario. Per il 2026 verificare la normativa specifica in vigore e le eventuali finestre temporali aggiornate presso l’INPS o il proprio patronato di riferimento.
In secondo luogo, il miglioramento dei tempi di erogazione: le novità del 2026 riguardano l’estensione delle misure di sostegno nelle aree industriali più colpite dalla crisi, il miglioramento dei tempi di erogazione delle indennità e un aggiornamento della comunicazione tra lavoratori, aziende e INPS.
In terzo luogo, le politiche attive integrate: la CIG nel 2026 non è più solo uno strumento passivo di sostegno al reddito, ma si accompagna, nei casi previsti dalla legge, a percorsi obbligatori di formazione e riqualificazione, in conformità con quanto disposto dall’art. 8 del D.Lgs. 148/2015. L’impostazione normativa della CIG nell’anno in corso cerca un equilibrio tra sostenibilità economica, tutela occupazionale e incentivi al reimpiego, confermando il ruolo centrale della contrattazione tra le parti sociali. Chi è in cassa integrazione e cerca un percorso di ricollocazione può trovare utile anche la guida sulle pensioni anticipate e riscatto laurea 2026 per valutare l’impatto dei periodi di CIG sulla propria posizione previdenziale.
| Tipo CIG | Causali principali | Durata massima 2026 | Requisito dipendenti |
|---|---|---|---|
| CIGO | Crisi temporanea, guasti, meteo, mancanza commesse | Fino a 52 settimane nel biennio mobile | Settori industriali (senza soglia minima dipendenti) |
| CIGS | Ristrutturazione, crisi, contratto di solidarietà | Fino a 24 mesi nel quinquennio mobile | Più di 15 dipendenti |
| FIS (Fondo Integrazione Salariale) | Stesse causali CIGO/CIGS per settori non coperti | Fino a 26 settimane nel biennio mobile | Almeno 1 dipendente |
| Settore turismo (misura speciale) | Sospensione/riduzione stagionale | Verificare normativa specifica in vigore per il 2026 | Comparto ricettivo e termale |
Come fare domanda di cassa integrazione 2026: procedura INPS
La domanda di CIGO o CIGS non è presentata dal singolo lavoratore, ma dall’azienda. Il datore di lavoro deve prima avviare la procedura di informazione e consultazione sindacale — o, in alternativa, concludere un accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative — e poi trasmettere la domanda telematicamente all’INPS entro precisi termini di decadenza: entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’orario (per la CIGO); per la CIGO richiesta per eventi oggettivamente non evitabili (EONE) il termine è posticipato alla fine del mese successivo all’evento. Per la CIGS, la domanda va presentata entro termini definiti dall’iter ministeriale (Ministero del Lavoro): si raccomanda di avviare le procedure con largo anticipo rispetto all’effettivo esaurimento delle risorse aziendali, in quanto l’autorizzazione ministeriale richiede di norma dai 60 ai 90 giorni dall’accordo sindacale.
Il pagamento al lavoratore avviene secondo due modalità: il pagamento diretto da parte dell’INPS (quando l’azienda non anticipa) oppure il conguaglio da parte del datore di lavoro, che anticipa la CIG e poi recupera le somme dall’INPS attraverso il flusso UniEmens-CIG o il modello SR41.
Se sei in pagamento diretto, controlla sul sito INPS o tramite Patronato se l’azienda ha inviato il modello SR41 o il flusso UniEmens-CIG. Senza quell’invio, l’INPS non può procedere al pagamento.
Se sei un lavoratore e vuoi verificare lo stato della tua pratica, accedere alla tua posizione assicurativa o capire se la domanda è stata correttamente istruita, puoi farlo attraverso il Fascicolo previdenziale INPS 2026, la sezione personale dove trovi tutte le prestazioni in corso e la tua contribuzione aggiornata. Per qualsiasi dubbio su documenti, tempi o diritti, puoi richiedere l’assistenza gratuita del patronato ENAC, che supporta i lavoratori nell’intero iter amministrativo senza costi.
Cosa fare se la CIG non arriva: i controlli
Il ritardo o la mancata erogazione della CIG è di norma dovuto a errori nel flusso trasmissivo dell’azienda o a pratiche non ancora autorizzate. Prima di tutto, verifica attraverso il Fascicolo previdenziale INPS che la domanda risulti in lavorazione. Se il problema persiste, il patronato può presentare istanza di sollecito e, in caso di diniego, valutare il ricorso amministrativo. Ricorda che la CIG è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa autonoma o dipendente: in caso di cumulo non dichiarato, scatta di norma la decadenza con obbligo di restituzione delle somme percepite, salvo casi particolari valutati dall’INPS. Il lavoratore è tenuto a comunicare immediatamente all’INPS e al datore di lavoro qualsiasi nuovo rapporto di lavoro intervenuto durante il periodo di integrazione salariale.
CIG e contributi figurativi: l’impatto sulla pensione
Uno degli aspetti meno noti — ma fondamentali — della cassa integrazione riguarda gli effetti previdenziali. Durante tutto il periodo di integrazione salariale, anche a zero ore, vengono accreditati contributi figurativi INPS ai fini pensionistici. Questo significa che il periodo di CIG vale come anzianità contributiva, sia per il diritto alla pensione sia per il calcolo dell’assegno.
Durante la cassa integrazione (anche a zero ore), il TFR continua a maturare regolarmente come se il lavoratore fosse in servizio.
Questi aspetti diventano particolarmente rilevanti per chi si trova a pochi anni dall’accesso a strumenti come la Quota 103 2026 o l’APE sociale. Vale la pena verificare la propria posizione previdenziale aggiornata prima che il periodo di CIG incida sui piani di uscita dal lavoro. Chi in futuro dovesse perdere il lavoro al termine della CIG può valutare il ricorso alla NASpI, l’indennità di disoccupazione INPS. Attenzione: la NASpI e il cuneo fiscale 2026 presentano interazioni specifiche da tenere presenti in sede di dichiarazione dei redditi.
Domande frequenti sulla cassa integrazione 2026
Risposte alle domande più comuni
Qual è il massimale della cassa integrazione nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 il massimale mensile è di 1.423,69 euro lordi (1.340,56 euro netti), aggiornato dalla Circolare INPS n. 4/2026. Per il settore edile e lapideo il massimale è incrementato del 20% (1.708,44 euro lordi, 1.608,66 euro netti).
Come si calcola l’importo della CIG che riceverò?
L’importo è pari all’80% della retribuzione globale che avresti percepito per le ore non lavorate. Se l’80% supera il massimale (1.423,69 euro), riceverai comunque solo il massimale. Per un calcolo rapido, moltiplica la tua retribuzione lorda mensile per 75,328%: se il risultato supera 1.340,56 euro netti, sarà quest’ultimo il tuo tetto effettivo.
La domanda di cassa integrazione la fa il lavoratore o l’azienda?
La domanda è presentata dall’azienda tramite il portale INPS. Di norma il lavoratore non deve fare nulla per ottenerla, ma può verificare lo stato della pratica accedendo al proprio fascicolo previdenziale INPS o rivolgendosi a un patronato.
Si possono fare altri lavori durante la cassa integrazione?
Di norma no: svolgere un’attività lavorativa — autonoma o subordinata — durante la CIG comporta la decadenza dal trattamento e l’obbligo di restituire le somme percepite, salvo casi particolari valutati dall’INPS. Il lavoratore è tenuto a comunicare immediatamente qualsiasi nuovo rapporto di lavoro.
I periodi di CIG contano per la pensione?
Sì. Durante la cassa integrazione vengono accreditati contributi figurativi che valgono ai fini del diritto alla pensione e del calcolo dell’assegno pensionistico, esattamente come se il lavoratore fosse in attività. Anche il TFR continua a maturare.
Cosa succede se l’azienda non trasmette il modello SR41 e non ricevo la CIG?
Senza la trasmissione del modello SR41 o del flusso UniEmens-CIG da parte del datore di lavoro, l’INPS non può erogare il pagamento diretto. In questo caso è necessario sollecitare l’azienda e, se il problema persiste, rivolgersi a un patronato per presentare istanza all’INPS o valutare azioni legali nei confronti del datore di lavoro.