Bonus donne 2026: esonero INPS fino a 800 euro al mese
Lavoro - 15 Mag 2026
Il bonus donne 2026 entra nella fase operativa con la circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026, che fornisce le prime indicazioni sull’esonero contributivo per i datori di lavoro privati che assumono donne svantaggiate o molto svantaggiate. La misura, introdotta dall’articolo 1 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con limite ordinario di 650 euro mensili e maggiorazione fino a 800 euro mensili per lavoratrici residenti nella ZES unica. L’INPS illustra la misura nella circolare n. 57/2026 sul Bonus donne. Vediamo requisiti, importi, durata, esclusioni e domanda.
Bonus donne 2026: cos’è l’esonero contributivo INPS
Il Bonus donne 2026 è un incentivo all’occupazione stabile. Il beneficio non viene pagato direttamente alla lavoratrice, ma riduce il costo contributivo per il datore di lavoro privato che effettua un’assunzione a tempo indeterminato nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026.
La misura punta a favorire l’ingresso o il rientro nel mercato del lavoro di donne che si trovano in condizioni di svantaggio occupazionale. Inoltre, il bonus assume particolare rilievo nelle regioni della ZES unica, dove il limite mensile dell’esonero può salire a 800 euro per ciascuna lavoratrice, se sono rispettate le condizioni previste dalla circolare.
Il decreto di riferimento è il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dedicato a salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. La circolare INPS n. 57/2026 chiarisce però i passaggi previdenziali, i rapporti incentivabili, le condizioni di spettanza e la futura procedura telematica di richiesta.
Chi può accedere al Bonus donne 2026: lavoratrici e datori di lavoro
Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, compresi i datori di lavoro del settore agricolo. Sono invece escluse le pubbliche amministrazioni. L’assunzione deve riguardare donne che rientrano nelle categorie di lavoratrici svantaggiate o molto svantaggiate individuate dalla normativa europea e richiamate dall’INPS.
In particolare, il bonus donne 2026 spetta per assunzioni a tempo indeterminato di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti. Inoltre, può spettare per donne prive di impiego da almeno 12 mesi che appartengono a specifiche categorie di svantaggio, come giovani tra 15 e 24 anni, over 50, persone adulte sole con carichi familiari o lavoratrici in settori con forte disparità di genere.
| Categoria lavoratrice | Requisito principale | Durata massima esonero |
|---|---|---|
| Molto svantaggiata | Priva di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi | Fino a 24 mesi |
| Molto svantaggiata con requisito 12 mesi | Priva di impiego da almeno 12 mesi e appartenente a categorie specifiche | Fino a 24 mesi |
| Svantaggiata | Categorie del regolamento UE 651/2014, compreso il requisito dei 6 mesi | Fino a 12 mesi |
| Residente in ZES unica | Residenza nelle regioni ZES alla data dell’assunzione | 12 o 24 mesi secondo la categoria |
Le regioni della ZES unica indicate dalla circolare comprendono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria. Pertanto, la residenza della lavoratrice alla data dell’assunzione diventa un elemento decisivo per capire se il massimale mensile resta a 650 euro oppure sale a 800 euro.
Bonus donne 2026: importi, durata e massimali mensili
L’incentivo consiste nell’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL. Il limite ordinario è pari a 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice. Per i rapporti instaurati o cessati nel corso del mese, il massimale viene riproporzionato su base giornaliera.
Per le lavoratrici svantaggiate o molto svantaggiate residenti nelle regioni della ZES unica, il limite massimo sale a 800 euro mensili. Anche in questo caso, se il rapporto è part-time, il massimale deve essere ridotto proporzionalmente all’orario di lavoro. Inoltre, resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
La durata cambia in base alla categoria della lavoratrice. Per le donne molto svantaggiate, la durata massima è di 24 mesi. Per le donne svantaggiate, la durata massima è di 12 mesi. Di conseguenza, prima di presentare domanda, il datore di lavoro deve classificare correttamente la posizione della lavoratrice, perché da questa scelta dipendono durata e importo del beneficio.
Rapporti incentivabili ed esclusioni: cosa chiarisce l’INPS
Il bonus donne 2026 riguarda le assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato effettuate nel 2026. L’INPS chiarisce che l’agevolazione può spettare anche per rapporti a tempo parziale, con massimale ridotto in proporzione, e per assunzioni a tempo indeterminato a scopo di somministrazione.
Restano invece escluse alcune forme contrattuali. Il beneficio non si applica ai rapporti di lavoro domestico, ai rapporti di apprendistato, al lavoro intermittente o a chiamata e alle prestazioni di lavoro occasionale. Inoltre, la circolare precisa che l’agevolazione non spetta per assunzioni a tempo determinato e non si applica alle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine già in essere.
Questo passaggio è importante perché evita un errore frequente. Non basta stabilizzare una lavoratrice già assunta a termine per ottenere automaticamente il bonus donne 2026. La misura, secondo la circolare, riguarda le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel periodo agevolato e nei casi ammessi.
Condizioni 2026: incremento occupazionale, DURC e licenziamenti
La fruizione dell’esonero non dipende solo dalla lavoratrice assunta. Il datore di lavoro deve rispettare anche condizioni generali e specifiche. In primo luogo, serve la regolarità contributiva tramite DURC, il rispetto della normativa in materia di lavoro, salute e sicurezza, e l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Inoltre, l’assunzione deve produrre un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti. Il calcolo va effettuato mese per mese e, per il part-time, deve essere ponderato in base al rapporto tra orario pattuito e orario normale a tempo pieno.
| Condizione | Regola INPS | Rischio se non rispettata |
|---|---|---|
| Incremento occupazionale netto | Da verificare rispetto ai 12 mesi precedenti | Perdita del beneficio per il mese interessato |
| Licenziamenti nei 6 mesi precedenti | Divieto nella stessa unità produttiva nei casi previsti | Mancato riconoscimento dell’esonero |
| Licenziamenti nei 6 mesi successivi | Divieto per la lavoratrice agevolata o lavoratore con stessa qualifica | Revoca e recupero del beneficio |
| Cumulo con altri esoneri | Non cumulabile con altri esoneri contributivi datoriali | Contestazioni e recupero degli importi |
Un ulteriore punto riguarda il trattamento economico. Il datore di lavoro deve corrispondere ai lavoratori un trattamento individuale non inferiore al trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi di riferimento. Il tema si collega alla guida Salario giusto 2026: cosa cambia in busta paga con il decreto lavoro, perché gli incentivi sono collegati anche al rispetto dei minimi contrattuali.
Bonus donne 2026 e domanda online: come funzionerà il Portale INPS
La domanda di ammissione al bonus dovrà essere inviata dal datore di lavoro tramite il modulo online sul sito INPS, nella sezione Portale delle Agevolazioni ex DiResCo – Bonus donne 2026. L’INPS precisa però che la messa a disposizione del modulo sarà comunicata con un successivo messaggio. Pertanto, al momento della circolare, la disciplina è operativa sul piano delle regole, ma le istruzioni applicative di dettaglio arriveranno con un ulteriore intervento dell’Istituto.
Dati da preparare prima della domanda
- Dati identificativi dell’impresa richiedente.
- Dati della lavoratrice assunta o da assumere, compresa la residenza.
- Classe di svantaggio della lavoratrice.
- Tipo di contratto, tempo pieno o part-time, e percentuale oraria.
- Retribuzione media mensile, con ratei di tredicesima e quattordicesima.
- Aliquota contributiva datoriale riferita al rapporto agevolato.
- Dichiarazione di non cumulo con altri esoneri contributivi datoriali.
- Dichiarazione sul rispetto del trattamento economico previsto dal decreto lavoro.
Il servizio generale è accessibile dalla scheda Portale delle Agevolazioni ex DiResCo dell’INPS. Una volta ricevuta la domanda, l’INPS calcola l’importo spettante, verifica le condizioni nel Registro Nazionale degli aiuti di Stato e fornisce riscontro sull’accoglimento, se ci sono risorse disponibili.
Bonus donne 2026 e assistenza ENAC: quando chiedere supporto
Il bonus donne 2026 richiede un controllo preventivo accurato. Il datore di lavoro deve verificare la categoria della lavoratrice, il tipo di contratto, il rispetto dell’incremento occupazionale netto, la regolarità contributiva, l’assenza di licenziamenti ostativi e la compatibilità con altri incentivi. Inoltre, deve monitorare l’apertura del modulo INPS e conservare la documentazione usata per la domanda.
Per un quadro generale sugli incentivi già presenti, può essere utile leggere anche Bonus assunzioni giovani e donne 2026: incentivi e requisiti. Tuttavia, il nuovo articolo è più specifico perché si concentra sulla circolare INPS n. 57/2026, sui massimali aggiornati e sulla procedura ex DiResCo. Chi vuole comprendere gli effetti sulla gestione del personale può consultare anche Busta paga dipendenti 2026: voci, trattenute e novità.
In conclusione, il bonus donne 2026 può ridurre in modo significativo il costo del lavoro, ma non è automatico. Il beneficio richiede requisiti puntuali, domanda telematica, rispetto dei limiti di spesa e controlli INPS. Per questo conviene preparare subito documenti e verifiche, soprattutto se l’assunzione riguarda lavoratrici residenti nelle regioni ZES unica.
FAQ — Bonus donne 2026
Bonus donne 2026: domande frequenti su requisiti, importi e domanda INPS
Che cos’è il bonus donne 2026?
È un esonero contributivo INPS per datori di lavoro privati che assumono donne svantaggiate o molto svantaggiate con contratto a tempo indeterminato nel 2026. L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali datoriali, entro i limiti previsti.
Quanto vale il bonus donne 2026?
Il limite ordinario è pari a 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice. Per lavoratrici svantaggiate o molto svantaggiate residenti nella ZES unica alla data dell’assunzione, il limite può salire a 800 euro mensili.
Quanto dura l’esonero contributivo?
Per le donne molto svantaggiate la durata massima è di 24 mesi. Per le donne svantaggiate la durata massima è di 12 mesi. La durata dipende quindi dalla corretta classificazione della lavoratrice.
Il bonus vale per contratti a termine o apprendistato?
No. L’incentivo riguarda le assunzioni a tempo indeterminato. Restano esclusi lavoro domestico, apprendistato, lavoro intermittente, lavoro occasionale, assunzioni a termine e trasformazioni di rapporti a termine già in essere.
Come si presenta la domanda per il bonus donne 2026?
La domanda dovrà essere inviata tramite il Portale delle Agevolazioni ex DiResCo dell’INPS, con il modulo Bonus donne 2026. L’INPS comunicherà con successivo messaggio la disponibilità del modulo aggiornato.
Il bonus donne 2026 è cumulabile con altri incentivi?
Non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote contributive datoriali per la stessa lavoratrice. Può invece risultare compatibile con misure che riducono la contribuzione a carico della lavoratrice, secondo le regole INPS.