NASpI 2026: guida completa a requisiti, importo e durata

Disoccupazione e Ammortizzatori Sociali, Lavoro - 14 Ago 2026

Aggiornato al 14/08/2026

ℹ️ In breve: la NASpI 2026 spetta, in presenza dei requisiti, ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente l’occupazione e possono far valere almeno 13 settimane di contribuzione. L’importo massimo mensile è di 1.584,70 euro lordi e la durata dipende dai contributi utili degli ultimi quattro anni. Attenzione però a chi si è dimesso volontariamente da un contratto a tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti: in alcuni casi le 13 settimane devono essere maturate tra le dimissioni e la successiva cessazione involontaria.

La NASpI 2026 è l’indennità mensile di disoccupazione destinata ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente l’occupazione. Per ottenere la prestazione servono normalmente almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti, mentre la domanda deve essere presentata all’INPS entro il termine ordinario di 68 giorni. Le regole generali sono indicate nella scheda ufficiale NASpI dell’INPS.

Nel 2026 cambiano gli importi di riferimento: la Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 fissa a 1.456,72 euro la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo e a 1.584,70 euro lordi il massimale mensile dell’indennità.

Il punto più delicato, però, non è l’aumento degli importi. Dal 2025 chi aveva lasciato volontariamente un precedente rapporto a tempo indeterminato nei 12 mesi prima della nuova disoccupazione può dover soddisfare il requisito delle 13 settimane in un periodo molto più ristretto. È una regola che può decidere, da sola, se la NASpI spetta oppure no e che va controllata prima di presentare la domanda.

NASpI 2026: requisiti e regole in sintesi

NASpI 2026: valori e requisiti principali
Voce Regola 2026
Cessazione Perdita involontaria dell’occupazione, salvo specifiche eccezioni ammesse
Contributi Almeno 13 settimane nei 4 anni precedenti, con regola speciale dopo determinate dimissioni volontarie
Soglia di calcolo 2026 1.456,72 €
Massimale mensile 2026 1.584,70 € lordi
Durata Metà delle settimane contributive utili degli ultimi 4 anni
Riduzione mensile -3% dal 6° mese; dall’8° mese se si hanno già 55 anni alla data della domanda
Domanda In via ordinaria entro 68 giorni dalla cessazione

Chi ha diritto alla NASpI 2026

La NASpI è rivolta ai lavoratori con rapporto subordinato che perdono involontariamente l’occupazione. Rientrano, tra gli altri, i lavoratori dipendenti del settore privato, gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative con rapporto subordinato, il personale artistico subordinato e i dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Non basta però essere senza lavoro. La causa con cui termina il rapporto è decisiva. Il licenziamento e la naturale scadenza di un contratto a termine possono dare accesso alla prestazione, in presenza degli altri requisiti. Sono inoltre tutelate alcune cessazioni che, pur derivando formalmente dal lavoratore o da un accordo, non vengono trattate come normali dimissioni volontarie: tra queste rientrano, per esempio, le dimissioni per giusta causa e le dimissioni presentate nel periodo tutelato di maternità o paternità.

Le normali dimissioni volontarie, invece, non producono di per sé il diritto alla NASpI. Anche le dimissioni per fatti concludenti sono considerate dall’INPS, in linea generale, una cessazione non involontaria; l’applicazione concreta dipende però dalla procedura prevista dalla normativa e dalla contrattazione applicabile, quindi le situazioni dubbie vanno verificate caso per caso.

Le 13 settimane di contributi: la regola che può cambiare dopo le dimissioni

La regola ordinaria richiede almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Non tutte le settimane, però, si leggono nello stesso modo: alcuni periodi possono essere utili, altri possono determinare una neutralizzazione e ampliare il quadriennio osservato dall’INPS.

Dal 1° gennaio 2025 esiste inoltre una verifica aggiuntiva molto importante. Se, nei 12 mesi precedenti la cessazione involontaria per cui si chiede la NASpI, il lavoratore aveva lasciato volontariamente un precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato tramite dimissioni o una risoluzione consensuale non rientrante nelle eccezioni, le 13 settimane necessarie devono essere maturate tra quella cessazione volontaria e la successiva cessazione involontaria.

Non si tratta quindi di 13 settimane da aggiungere alle altre. Cambia il periodo nel quale l’INPS va a cercarle.

Esempio ipotetico. Un lavoratore si dimette volontariamente da un contratto a tempo indeterminato, trova subito un nuovo impiego e viene licenziato poche settimane dopo. Anche se possiede molti contributi nei quattro anni precedenti, potrebbe non avere diritto alla NASpI se tra le precedenti dimissioni e il nuovo licenziamento non ha maturato almeno 13 settimane utili. Se invece raggiunge le 13 settimane in quel periodo, la condizione può risultare soddisfatta.

La regola non si applica allo stesso modo alle dimissioni per giusta causa, alle dimissioni nel periodo tutelato di maternità e paternità e alle specifiche risoluzioni consensuali espressamente salvaguardate. L’INPS ha riepilogato il meccanismo nella pagina dedicata al nuovo requisito contributivo NASpI.

Importo NASpI 2026: come si calcola

L’importo non corrisponde semplicemente a una percentuale dell’ultima busta paga. L’INPS parte dalla retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni. Per ottenerla considera la retribuzione imponibile, la divide per il numero di settimane di contribuzione e moltiplica il risultato per 4,33.

Se la retribuzione media così ottenuta è pari o inferiore a 1.456,72 euro, la NASpI iniziale è pari al 75% della retribuzione media. Se invece è superiore, al 75% di 1.456,72 euro si aggiunge il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia.

In ogni caso, nel 2026 l’indennità mensile non può superare 1.584,70 euro lordi.

Esempio ipotetico. Con una retribuzione media mensile di 2.000 €, il 75% di 1.456,72 € è 1.092,54 €. La parte eccedente è 543,28 € e il 25% equivale a 135,82 €. L’importo iniziale teorico della NASpI è quindi 1.228,36 € lordi al mese, prima delle successive riduzioni previste durante la fruizione.

È preferibile non trasformare questo importo lordo in una stima generica del “netto”: la tassazione effettiva dipende dalla situazione fiscale del singolo beneficiario, dalle detrazioni applicate e dagli eventuali altri redditi dell’anno.

Quanto dura la NASpI 2026

La durata è collegata alla storia contributiva. L’INPS riconosce la NASpI per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni.

Per il calcolo della durata non vengono però conteggiati nuovamente i periodi contributivi che hanno già dato luogo a precedenti prestazioni di disoccupazione. Questo significa che due lavoratori con una storia professionale apparentemente simile possono ottenere durate diverse se uno dei due ha già utilizzato parte di quei contributi per una precedente NASpI.

Esempio ipotetico. Se risultano 156 settimane contributive effettivamente utilizzabili nel quadriennio, la durata teorica è di 78 settimane. Con quattro anni completi di contribuzione utilizzabile si arriva invece a un massimo teorico di circa 104 settimane, cioè circa 24 mesi.

Quando la NASpI diminuisce del 3%

L’importo iniziale non resta necessariamente invariato fino alla fine. La NASpI si riduce del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione.

Per chi ha già compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda, la riduzione parte più tardi, dal primo giorno dell’ottavo mese di fruizione. Conta quindi l’età posseduta al momento della domanda, non quella raggiunta successivamente durante il periodo di disoccupazione.

Il 3% viene applicato progressivamente durante la prestazione: non significa perdere una sola volta il 3% dell’importo iniziale.

Domanda NASpI: entro 68 giorni, ma presentarla prima può cambiare la decorrenza

La domanda deve essere presentata all’INPS in modalità telematica, di regola entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Esistono decorrenze particolari in presenza di eventi come maternità, malattia, infortunio, periodo coperto dall’indennità di mancato preavviso o determinate tipologie di licenziamento, quindi il conteggio non va sempre effettuato automaticamente dal giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.

Nei casi ordinari, se la domanda viene presentata entro gli otto giorni successivi alla cessazione, la NASpI decorre dall’ottavo giorno. Se viene presentata successivamente, ma comunque entro il termine previsto, decorre normalmente dal giorno successivo alla domanda.

La richiesta può essere presentata direttamente attraverso il servizio INPS oppure tramite un patronato. Chi vuole verificare prima i contributi accreditati può consultare anche il nostro approfondimento sul Fascicolo previdenziale INPS.

La domanda NASpI vale già come DID: cosa succede poi con il SIISL

Un errore frequente è pensare che, dopo avere inviato la NASpI, sia sempre necessario presentare separatamente anche la Dichiarazione di Immediata Disponibilità. L’INPS chiarisce invece che la domanda di NASpI equivale al rilascio della DID.

Questo non elimina gli obblighi legati alle politiche attive del lavoro. I beneficiari NASpI vengono iscritti d’ufficio al SIISL, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. Le indicazioni operative prevedono l’accesso alla piattaforma, l’inserimento o aggiornamento del curriculum e la sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale entro i termini previsti, oltre al rispetto delle convocazioni e degli altri obblighi di politica attiva applicabili alla propria posizione.

Si può lavorare mentre si prende la NASpI?

Una nuova attività lavorativa non produce sempre lo stesso effetto sulla prestazione. In base a durata del nuovo rapporto, reddito previsto e tipo di attività, possono verificarsi sospensione, riduzione o decadenza dalla NASpI.

Per questo non è prudente utilizzare una regola generica come “se lavoro per meno di sei mesi non cambia nulla”. Prima di iniziare un nuovo lavoro bisogna verificare il contratto e gli eventuali obblighi di comunicazione all’INPS tramite NASpI-COM. Per i contratti temporanei abbiamo raccolto i casi più frequenti nella guida su NASpI e lavoro stagionale 2026.

Chi sta invece aspettando l’accredito della prestazione può consultare l’articolo sulla NASpI di agosto 2026: il calendario dei pagamenti è un tema distinto dai requisiti di accesso, perché non esiste una data nazionale unica valida per tutti i beneficiari.

NASpI anticipata 2026: dal pagamento unico alle due rate

Chi ha diritto alla NASpI e intende avviare un’attività autonoma, un’impresa individuale o sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa nei casi previsti può chiedere la NASpI anticipata.

Dal 1° gennaio 2026 la modalità di pagamento è cambiata. Per le nuove domande l’anticipazione viene erogata in due rate: una prima quota pari al 70% dell’importo complessivo dovuto viene liquidata nella fase iniziale, mentre il restante 30% è corrisposto dopo le verifiche previste, al termine del periodo teorico della NASpI e comunque non oltre sei mesi dalla domanda di anticipazione.

La seconda quota non è quindi un semplice pagamento differito automatico. L’INPS verifica, tra l’altro, l’eventuale rioccupazione con lavoro subordinato e la titolarità di una pensione diretta. La rioccupazione può inoltre comportare, nei casi previsti, la restituzione dell’anticipazione già percepita. Chi sta valutando l’autoimpiego dovrebbe quindi leggere prima la guida specifica sulla NASpI anticipata 2026.

Cosa controllare prima di presentare la NASpI

Il controllo più utile non è soltanto verificare di avere lavorato “almeno tre mesi”. Prima dell’invio conviene ricostruire l’intera sequenza degli ultimi rapporti di lavoro: causa di cessazione, tipo di contratto, settimane contributive disponibili ed eventuale precedente NASpI possono cambiare l’esito della domanda.

  1. Controlla come è terminato il rapporto: licenziamento, scadenza, dimissioni o risoluzione consensuale non producono gli stessi effetti.
  2. Verifica le 13 settimane contributive e, se ti eri dimesso da un tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti, controlla anche la regola speciale.
  3. Non aspettare l’ultimo giorno utile: la data della domanda può incidere sulla decorrenza.
  4. Controlla l’estratto contributivo se hai rapporti mancanti, periodi discontinui o precedenti prestazioni di disoccupazione.
  5. Dopo l’accoglimento verifica SIISL e comunicazioni INPS e segnala tempestivamente eventuali nuove attività lavorative.

In presenza di più rapporti di lavoro, dimissioni recenti, periodi contributivi mancanti o una nuova attività iniziata durante la disoccupazione, la situazione va verificata individualmente. Puoi rivolgerti agli sportelli ENAC per controllare i requisiti e presentare la domanda tramite patronato.

FAQ — NASpI 2026

Domande frequenti su requisiti, importo e durata

Chi ha diritto alla NASpI 2026?
La NASpI spetta, in presenza degli altri requisiti, ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente l’occupazione. Sono ammesse anche alcune specifiche cessazioni, come le dimissioni per giusta causa e quelle nel periodo tutelato di maternità o paternità.

Come cambia il requisito delle 13 settimane dopo le dimissioni volontarie?
Se nei 12 mesi precedenti la nuova disoccupazione involontaria il lavoratore ha lasciato volontariamente un rapporto a tempo indeterminato, in determinati casi le 13 settimane devono essere maturate tra quella cessazione volontaria e la successiva cessazione involontaria. Sono previste specifiche eccezioni.

Quanto spetta di NASpI nel 2026?
Nel 2026 la retribuzione mensile di riferimento è pari a 1.456,72 euro e il massimale della NASpI è di 1.584,70 euro lordi al mese. L’importo individuale dipende dalla retribuzione media imponibile previdenziale calcolata secondo le regole INPS.

Quanto dura la NASpI 2026?
La durata è pari alla metà delle settimane contributive utilizzabili presenti negli ultimi quattro anni. I periodi contributivi che hanno già prodotto precedenti prestazioni di disoccupazione non vengono conteggiati nuovamente secondo le regole INPS.

Quando la NASpI si riduce del 3%?
La riduzione del 3% mensile parte dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Per chi ha già compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda, il décalage parte dal primo giorno dell’ottavo mese.

Entro quando va presentata la domanda NASpI e serve una DID separata?
La domanda va presentata di regola entro 68 giorni dalla cessazione, fatte salve le decorrenze particolari previste in alcuni casi. La domanda NASpI equivale già al rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, quindi non serve presentare una seconda DID per lo stesso evento.

Si può lavorare mentre si percepisce la NASpI?
Può essere possibile, ma l’effetto varia in base a durata del rapporto, reddito previsto e tipo di attività. A seconda del caso la NASpI può essere ridotta, sospesa o decadere e possono essere necessarie comunicazioni all’INPS tramite NASpI-COM.

Come funziona la NASpI anticipata nel 2026?
Per le domande presentate dal 1° gennaio 2026 la NASpI anticipata viene erogata in due rate: il 70% nella fase di liquidazione e il restante 30% successivamente, dopo le verifiche previste e nei tempi stabiliti dalla nuova disciplina.