Bonus 100 euro luglio 2026: chi lo riceve in busta paga e chi è escluso
Lavoro - 9 Giu 2026
Il bonus 100 euro luglio 2026 continua ad essere erogato in busta paga ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro. Si tratta del trattamento integrativo IRPEF (ex bonus Renzi), confermato anche quest’anno dalla Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025). Ma non tutti lo ricevono automaticamente: le regole cambiano in base alla fascia di reddito, e chi non lo vede in cedolino può recuperarlo con il modello 730. Ecco tutto quello che devi sapere prima della busta paga di luglio.
Bonus 100 euro luglio 2026: cos’è e su quale norma si fonda
Il trattamento integrativo è un credito d’imposta strutturale ideato per abbattere il carico fiscale sui redditi da lavoro. Conosciuto storicamente come “bonus 80 euro” o “bonus Renzi”, oggi garantisce un importo massimo di 1.200 euro all’anno. La normativa di riferimento per il 2026 rimane l’articolo 1 del D.L. 3/2020, convertito in L. 21/2020.
L’ex bonus Renzi — il trattamento integrativo IRPEF — viene confermato nel 2026 e prevede un importo aggiuntivo fino a 100 euro al mese da corrispondere ai lavoratori e alle lavoratrici dipendenti con redditi medio-bassi, in base a specifici requisiti.
L’importo può arrivare fino a 1.200 euro annui (100 euro mensili). Viene riconosciuto direttamente in busta paga dal datore di lavoro. È un importo netto, che non concorre al reddito imponibile. Non serve alcuna richiesta: il riconoscimento è automatico se si possiedono i requisiti.
Nel cedolino paga questo importo compare con la sigla TIR oppure con la dicitura
“Trattamento integrativo L. 21/2020”.
Chi riceve il bonus 100 euro in busta paga a luglio 2026: le fasce di reddito
Per il 2026, il legislatore ha confermato una struttura basata sul reddito complessivo. La determinazione dell’importo dipende non solo dal guadagno lordo, ma anche dal delicato equilibrio tra le imposte dovute e le detrazioni spettanti.
| Fascia di reddito annuo | Importo bonus | Condizione |
|---|---|---|
| Fino a 8.500 euro (incapienti) | 0 euro | Non spetta: l’IRPEF è azzerata dalla no tax area |
| Tra 8.500 e 9.000 euro (“zona grigia”) | 0 euro (problema irrisolto) | Esclusi per effetto del taglio del cuneo fiscale |
| Da 9.000 fino a 15.000 euro | Fino a 1.200 euro/anno (100 euro/mese) | Pieno, se l’imposta lorda supera le detrazioni da lavoro (1.955 euro, ridotta di 75 euro rapportati al periodo di lavoro) |
| Da 15.001 a 28.000 euro | Importo variabile (max 1.200 euro/anno) | Solo se le detrazioni spettanti superano l’IRPEF lorda; dal 2025 la fascia include misure distinte (somma integrativa e ulteriore detrazione) |
| Oltre 28.000 euro | 0 euro | Non spetta in nessun caso |
Prima fascia: fino a 15.000 euro di reddito
I lavoratori dipendenti con un reddito annuo lordo imponibile fino a 15.000 euro hanno pieno diritto all’erogazione totale dell’agevolazione. In questa prima fascia, l’importo massimo di 1.200 euro annui (pari a 100 euro mensili) viene riconosciuto direttamente sullo stipendio. La condizione essenziale rimane la capienza fiscale: l’imposta lorda deve risultare superiore alla detrazione da lavoro dipendente spettante (pari a 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro), diminuita di 75 euro rapportati al periodo di lavoro nell’anno.
Il pagamento avviene in quote distribuite durante l’anno: nelle mensilità di 31 giorni l’importo arriva a 101,92 euro, mentre nei mesi di 30 giorni è pari a 98,63 euro.
Seconda fascia: tra 15.001 e 28.000 euro
Per la fascia tra 15.000 e 28.000 euro di reddito il bonus non è automatico. Spetta al lavoratore solo se le detrazioni fiscali spettanti superano l’imposta IRPEF lorda.
Il calcolo per i redditi compresi tra i 15.000 euro e i 28.000 euro si basa su un preciso sistema di vasi comunicanti tra imposte e sconti fiscali. La normativa stabilisce che il bonus venga erogato per una cifra esattamente pari alla differenza tra le detrazioni fiscali cui il lavoratore ha diritto e l’IRPEF lorda a suo carico. L’importo finale calcolato, in ogni caso, non può mai superare il tetto massimo di 1.200 euro annui.
Le detrazioni computabili nella fascia intermedia includono, tra le altre: spese sanitarie, carichi di famiglia, interessi passivi sul mutuo, oneri per ristrutturazioni edilizie. Per chi si trova in questa fascia è prudente comunicare ogni anno al datore di lavoro le proprie detrazioni aggiornate, per evitare conguagli a sorpresa a dicembre.
Per ulteriori approfondimenti sulle agevolazioni fiscali legate alla disabilità, consulta la nostra guida completa: Agevolazioni Fiscali Disabili 2026: guida completa e novità.
La “zona grigia” tra 8.500 e 9.000 euro: chi è ancora escluso
Come per il 2025, anche nel 2026 chi si colloca nella fascia di reddito tra 8.500 e 9.000 euro ha perso la possibilità di ottenere i 100 euro mensili riconosciuti in busta paga, per effetto dell’interazione con il nuovo taglio del cuneo fiscale. Nonostante l’annuncio di un intervento ad hoc da parte del Governo, al momento mancano novità.
Chi guadagna meno di circa 8.500 euro l’anno viene definito fiscalmente “incapiente”, cioè non paga IRPEF perché le detrazioni superano l’imposta dovuta. Proprio per questo motivo non può beneficiare del trattamento integrativo.
Si tratta di una situazione che colpisce soprattutto lavoratori stagionali, part-time e chi ha avuto contratti brevi durante l’anno.
Chi ha diritto al bonus 100 euro: le categorie ammesse
I beneficiari del trattamento integrativo includono: lavoratori in cassa integrazione (CIG ordinaria, straordinaria, in deroga), percettori di NASpI o DIS-COLL; collaboratori con contratti assimilati (co.co.co, progetti, lavoro a bordo, tirocinanti, lavoratori socialmente utili); beneficiari di borse di studio, assegni di ricerca, premi di studio; revisori di società, amministratori comunali, personale della pubblica amministrazione.
Il trattamento integrativo non è invece previsto per i pensionati, i lavoratori autonomi (chi ha una partita IVA) e gli incapienti, vale a dire coloro che non soddisfano i requisiti minimi di reddito.
Se percepisci la NASpI e vuoi capire come recuperare il bonus, leggi: Cuneo fiscale 2026 NASpI: come recuperarlo con la dichiarazione dei redditi.
Bonus 100 euro luglio 2026 e NASpI: come funziona il recupero
L’INPS può erogare il bonus sulla NASpI, ma nella maggior parte dei casi non lo riconosce mensilmente per evitare conguagli a debito. L’importo spettante viene recuperato tramite modello 730.
Se il reddito cumulato da lavoro dipendente e da NASpI supera i 28.000 euro, il bonus già erogato può essere restituito, parzialmente o totalmente, tramite conguaglio. In caso di NASpI, l’INPS agisce come sostituto d’imposta, gestendo direttamente le eventuali trattenute o recuperi.
Per approfondire le regole NASpI nel 2026, leggi anche: NASpI e lavoro stagionale 2026: le regole per sospendere la disoccupazione.
Quando e come arriva il bonus 100 euro in busta paga
Nella maggior parte dei casi, per chi ha un contratto di lavoro dipendente stabile e percepisce una retribuzione mensile regolare, il trattamento integrativo viene erogato direttamente in busta paga, mese per mese. Per verificarlo è sufficiente leggere la busta paga, dove può comparire con diciture come “trattamento integrativo”.
Per stabilire se e quanto spetta, il datore di lavoro effettua una stima del reddito annuo, moltiplicando la retribuzione mensile per il numero di mensilità previste (12, 13 o 14). In base a questa proiezione, il credito da 100 euro può variare. Tuttavia, l’importo esatto del reddito annuale si conosce solo a fine anno. È quindi in sede di conguaglio fiscale che si verifica se il trattamento integrativo erogato durante l’anno è stato corretto.
Per il personale della Pubblica Amministrazione,
è possibile andare sul portale NoiPA e consultare il cedolino a partire dal 18 del mese per poi vedere l’accredito dello stipendio tra il 23 e il 27, sempre a seconda del comparto e del tipo di contratto.
Cosa succede se il bonus non spettava: il conguaglio di dicembre
Se il reddito del dipendente supera a consuntivo la soglia dei 28.000 euro — ad esempio per premi di produzione o straordinari — l’intero importo percepito deve essere restituito. Quando la somma da recuperare supera 60 euro, la normativa prevede che la trattenuta avvenga in otto rate di pari importo a partire dal primo stipendio utile.
Se hai due contratti part-time, entrambi i datori di lavoro potrebbero erogare il bonus 100 euro basandosi solo sul reddito che ti corrispondono. Per evitare di ricevere il trattamento integrativo due volte e dover restituire fino a 1.200 euro nel conguaglio fiscale, è fondamentale chiedere a uno dei due di non applicarlo.
Per i casi più complessi, è sempre opportuno rivolgersi a un CAF o a un patronato. Puoi anche consultare il tuo fascicolo previdenziale: Fascicolo previdenziale INPS: contributi, domande e pagamenti online.
Riepilogo: le principali scadenze e azioni da fare a luglio 2026
| Azione / scadenza | A chi interessa | Cosa fare |
|---|---|---|
| Busta paga di luglio 2026 | Tutti i dipendenti fino a 28.000 euro | Verificare la voce TIR nel cedolino |
| Comunicazione detrazioni al datore | Fascia 15.001–28.000 euro | Comunicare carichi familiari, mutuo, spese sanitarie |
| Rinuncia al bonus mensile | Chi teme di superare i 28.000 euro (premi, straordinari) | Dichiarazione scritta al datore di lavoro |
| Recupero con modello 730/2027 | Percettori NASpI, DIS-COLL, domestici | Indicare il credito in dichiarazione redditi 2027 |
| Conguaglio dicembre 2026 | Chi ha ricevuto il bonus e ha reddito a consuntivo > 28.000 euro | Restituzione in max 8 rate se > 60 euro |
Per restare aggiornato sulle novità previdenziali di luglio, leggi anche: Assegno inclusione luglio 2026: ricarica, importi e novità confermati.
Domande frequenti sul bonus 100 euro luglio 2026
Le risposte alle domande più cercate
Il bonus 100 euro spetta ancora a luglio 2026?
Sì.
Nel 2026 questa misura continua ad essere attiva e può arrivare fino a 1.200 euro all’anno.
Non è necessario fare domanda: il datore di lavoro lo eroga automaticamente ogni mese se si hanno i requisiti reddituali.
Come faccio a sapere se mi spetta il bonus in busta paga?
Per stabilire se spetta, il datore di lavoro effettua una stima del reddito annuo, moltiplicando la retribuzione mensile per il numero di mensilità previste.
In busta paga lo trovi con la sigla TIR o come “Trattamento integrativo L. 21/2020”. Se non compare, rivolgiti al tuo CAF o al patronato.
Cosa succede se non ho ricevuto il bonus pur avendone diritto?
Chi non ha ricevuto il bonus pur essendone beneficiario ha diritto a un conguaglio, e quindi può richiederlo tramite la dichiarazione dei redditi, ovvero tramite la presentazione del modello 730 o del modello Redditi PF.
Il bonus spetta anche a chi è in cassa integrazione?
Il trattamento integrativo IRPEF spetta anche durante i periodi di Cassa Integrazione (CIG, FIS). Il calcolo viene effettuato sul reddito teorico che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato regolarmente.
Chi guadagna tra 8.500 e 9.000 euro riceve il bonus?
Con le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, e confermate nel 2026, molti lavoratori in questa area hanno perso l’accesso al bonus a causa dell’interazione con il taglio del cuneo fiscale. Nonostante il governo abbia annunciato un possibile intervento correttivo, al momento non esistono novità normative che ripristinino il beneficio per questi contribuenti.
Il bonus 100 euro è tassato?
Il principale vantaggio è che si tratta di un importo netto: non aumenta il reddito imponibile, ma riduce l’IRPEF dovuta.
Non è soggetto a ulteriori tassazioni e non concorre alla formazione del reddito complessivo.
Fonti istituzionali di riferimento: Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) | Agenzia delle Entrate – Trattamento integrativo | INPS.it | Normattiva.it – D.L. n. 3/2020, conv. L. 21/2020