Indennità malattia INPS 2026: guida a importi, fasce orarie e certificati

Lavoro, Previdenza - 24 Apr 2026

L’indennità malattia INPS 2026 tutela il lavoratore dipendente durante i periodi di incapacità temporanea al lavoro. Quando un problema di salute impedisce lo svolgimento delle mansioni, l’Istituto previdenziale e il datore di lavoro garantiscono una copertura economica sostitutiva della retribuzione. Conoscere le regole aggiornate evita pesanti sanzioni. L’unificazione degli orari delle visite fiscali tra settore pubblico e privato ha introdotto novità importanti per tutti i dipendenti. Attraverso questa guida spieghiamo esattamente quanto spetta in busta paga, come calcolare il periodo di comporto, quali sono gli orari precisi per la reperibilità domiciliare e come funziona l’invio telematico del certificato.

Come funziona la copertura economica in caso di malattia

La legge italiana protegge la salute del lavoratore garantendo la conservazione del posto di lavoro e il sostegno al reddito. Il sistema divide gli oneri economici tra l’azienda e l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. La divisione delle spese dipende dalla durata dell’assenza e dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato.

I primi tre giorni di assenza costituiscono il cosiddetto periodo di carenza. L’INPS non copre queste giornate iniziali. Il datore di lavoro paga interamente i primi tre giorni, versando al dipendente il 100% della normale retribuzione. Dal quarto giorno in poi, subentra l’ente previdenziale con percentuali variabili in base all’anzianità dell’evento morboso.

Molti contratti collettivi prevedono l’integrazione datoriale. Il datore di lavoro aggiunge una quota aziendale all’indennità erogata dall’INPS per garantire al lavoratore uno stipendio mensile pari o molto vicino al 100% della retribuzione netta abituale. Il cittadino legge l’importo esatto direttamente nel cedolino paga mensile, sotto la voce specifica “integrazione malattia”.

Percentuali e importi: quanto paga l’INPS nel 2026

Il calcolo dell’assegno giornaliero si basa sulla Retribuzione Media Globale Giornaliera (RMGG) del mese precedente l’inizio della malattia. L’ente applica percentuali crescenti o decrescenti a seconda della categoria del lavoratore e dei giorni di assenza accumulati.

Giorni di Malattia Percentuale a carico INPS Integrazione Aziendale
Dal 1° al 3° giorno (Carenza) 0% 100% (in base al CCNL)
Dal 4° al 20° giorno 50% della RMGG Differenza fino al 100% (se previsto)
Dal 21° al 180° giorno 66,66% della RMGG Differenza fino al 100% (se previsto)
Lavoratori pubblici 100% primo mese, decrescente poi Regolato dal Testo Unico

I lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro mantengono il diritto all’indennità se la patologia insorge entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto. In questi casi, l’ente riconosce il sussidio in misura ridotta, calcolando due terzi della normale percentuale spettante. Il pagamento avviene tramite bonifico diretto, senza l’intermediazione del sostituto d’imposta.

Durata massima e periodo di comporto

Il diritto alla conservazione del posto di lavoro non risulta infinito. Il Ministero del Lavoro definisce “periodo di comporto” il lasso di tempo massimo in cui l’azienda non può licenziare il dipendente malato. La durata varia enormemente in base al settore di inquadramento e all’anzianità aziendale.

L’Istituto previdenziale paga l’indennità per un massimo di 180 giorni in un anno solare. Il conteggio dei 180 giorni azzera il proprio contatore il 1° gennaio di ogni nuovo anno. Il lavoratore che supera questo limite perde la retribuzione INPS, anche se il CCNL prevede un comporto più lungo per la conservazione del posto.

Il cittadino presta massima attenzione al comporto per sommatoria. Il datore di lavoro calcola le assenze frazionate verificando i giorni accumulati nell’arco di un periodo di riferimento (solitamente 3 anni). Superato il limite stabilito dal contratto, l’azienda acquisisce la facoltà di procedere al licenziamento per giusta causa oggettiva.

Le fasce di reperibilità unificate per il 2026

L’obbligo di permanenza domiciliare garantisce il corretto svolgimento delle visite di controllo. La giurisprudenza ha recentemente armonizzato le regole, eliminando le disparità storiche. Nel 2026, i lavoratori privati e i dipendenti pubblici rispettano le medesime fasce orarie.

Settore Lavorativo Fascia Mattutina Fascia Pomeridiana
Dipendenti Settore Privato Dalle 10:00 alle 12:00 Dalle 17:00 alle 19:00
Dipendenti Pubblica Amministrazione Dalle 10:00 alle 12:00 Dalle 17:00 alle 19:00
Giorni festivi e weekend Dalle 10:00 alle 12:00 Dalle 17:00 alle 19:00
Obbligo di reperibilità Sì, ininterrotto Sì, ininterrotto

Il medico fiscale si presenta presso il domicilio indicato sul certificato medico senza alcun preavviso. L’obbligo di reperibilità vale per tutti i giorni di assenza, includendo sabati, domeniche, giorni festivi e festività lavorative. Il dipendente deve garantire il perfetto funzionamento del campanello e del citofono per evitare segnalazioni di assenza ingiustificata.

I casi di esenzione dalla visita fiscale

La normativa esonera specifiche categorie di malati dall’obbligo di rimanere chiusi in casa durante le fasce orarie. Il medico curante segnala l’esenzione inserendo un apposito codice (Codice E) nel certificato telematico al momento della compilazione.

I lavoratori evitano la decurtazione se l’assenza risulta legata a patologie gravi che richiedono terapie salvavita, come i trattamenti oncologici o le dialisi. L’esenzione tutela anche gli invalidi civili con percentuale riconosciuta pari o superiore al 67%, purché la malattia in corso risulti strettamente correlata alla patologia invalidante principale.

I dipendenti che subiscono infortuni sul lavoro beneficiano di regole diverse. La gestione del sinistro passa all’INAIL, che adotta procedure di accertamento indipendenti. Il lavoratore infortunato non soggiace alle fasce orarie INPS, ma deve comunque presentarsi alle visite mediche convocate presso le sedi dell’istituto assicurativo.

Come inviare la certificazione medica

L’iter burocratico parte dal medico curante. Il lavoratore contatta il proprio dottore entro il primo giorno di assenza per effettuare la visita. Il medico compila il certificato in formato digitale e lo trasmette istantaneamente ai server dell’amministrazione previdenziale tramite la piattaforma informatica del Sistema Tessera Sanitaria.

Il medico rilascia al paziente il numero di Protocollo Unico del Certificato (PUC). Il dipendente comunica tempestivamente questo codice altopanumerico al datore di lavoro o all’ufficio risorse umane. Il lavoratore non consegna più copie cartacee contenenti la diagnosi clinica: l’azienda visualizza telematicamente solo i giorni di prognosi prescritti, nel pieno rispetto della privacy.

Se la malattia insorge all’estero, durante le ferie o una trasferta, il cittadino produce un certificato cartaceo rilasciato dalla clinica locale. Il lavoratore provvede a far tradurre il documento in lingua italiana e lo invia alla sede INPS di competenza entro due giorni dal rilascio per evitare la perdita dei sussidi.

Decurtazioni e sanzioni per assenza ingiustificata

Non farsi trovare in casa durante l’orario di controllo comporta sanzioni pesanti. Il medico fiscale redige un verbale di assenza e invita il lavoratore a presentarsi a visita ambulatoriale il giorno successivo non festivo. Il cittadino deve fornire una giustificazione documentata entro 10 giorni dall’evento.

L’assenza alla prima visita domiciliare genera la perdita totale dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia. Se il dipendente risulta assente anche alla seconda visita ambulatoriale, l’ente blocca il pagamento del 50% dell’indennità per il periodo residuo di malattia. Una terza assenza causa la revoca totale e definitiva del beneficio dall’inizio dell’evento morboso.

I giustificativi validi includono ricoveri ospedalieri d’urgenza, accertamenti specialistici non rinviabili e gravi motivi personali o familiari. Il cittadino deve dimostrare che la concomitanza tra l’urgenza e la fascia oraria di reperibilità risultava assolutamente inevitabile e non altrimenti programmabile.

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FAQ — Indennità malattia INPS 2026

Quanto dura l’indennità malattia INPS 2026?
L’INPS eroga la prestazione economica per un massimo di 180 giorni all’interno dello stesso anno solare. Superato questo limite, la copertura previdenziale si interrompe, indipendentemente dalla durata del periodo di comporto stabilito dal contratto collettivo aziendale.

Chi paga i primi 3 giorni di malattia del lavoratore?
I primi tre giorni, definiti periodo di carenza, rimangono a totale carico del datore di lavoro. L’azienda versa l’intera retribuzione al dipendente secondo le regole previste dal CCNL di riferimento, senza alcun intervento da parte dell’INPS.

Quali sono gli orari delle visite fiscali nel 2026?
Dal 2026 le fasce orarie risultano unificate per tutti. I dipendenti del settore privato e della Pubblica Amministrazione devono rimanere presso il domicilio eletto per la malattia dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle ore 17:00 alle 19:00, festivi compresi.

Altre domande sull’indennità malattia INPS 2026

Cosa succede se il medico fiscale non trova nessuno in casa?
Il lavoratore assente ingiustificato perde il 100% dell’indennità per i primi 10 giorni di prognosi. Il cittadino riceve un avviso con l’invito a presentarsi alla visita ambulatoriale il giorno successivo e ha 10 giorni di tempo per presentare un giustificativo valido.

Posso fare la spesa durante i giorni di malattia?
Il lavoratore può uscire di casa solo al di fuori delle fasce di reperibilità obbligatoria (10-12 e 17-19). Tuttavia, la giurisprudenza impone al malato di non svolgere attività incompatibili con lo stato di malattia che possano ritardare la guarigione, pena il licenziamento.

L’indennità di malattia viene tassata in busta paga?
Sì. Le indennità erogate dall’ente previdenziale sostituiscono il reddito da lavoro dipendente e subiscono regolarmente la tassazione IRPEF. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, applica le trattenute fiscali direttamente sul cedolino mensile.