Bonus partite IVA 2026: ISCRO fino a 817,69 euro al mese, domanda entro il 31 ottobre

Disoccupazione e Ammortizzatori Sociali - 12 Ott 2026

Pubblicato il 12/10/2026

ℹ️ In breve: il bonus partite IVA 2026 è l’ISCRO dell’INPS: da 255,53 a 817,69 euro al mese per sei mesi. È riservato ai professionisti iscritti alla Gestione separata, con un calo di reddito nel 2025 e un reddito non oltre 12.749,18 euro. Domanda entro sabato 31 ottobre 2026.

⚠️ Scadenza: la domanda si presenta entro sabato 31 ottobre 2026. La circolare INPS 84/2024 fa slittare il termine al primo giorno utile solo quando il 31 ottobre cade di domenica: quest’anno non c’è proroga al 2 novembre.

Il bonus partite IVA 2026 da circa 800 euro al mese è l’ISCRO, l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa pagata dall’INPS. Per il 2026 vale da 255,53 a 817,69 euro al mese per sei mesi, come fissa la circolare INPS 4/2026. Le domande sono aperte dal 15 giugno e chiudono il 31 ottobre, secondo il messaggio INPS 1987/2026.

Non è un aiuto per tutte le partite IVA. La legge 213/2023 (art. 1, commi 142-155), che dal 2024 ha reso stabile la misura, la riserva a chi è iscritto alla Gestione separata INPS e svolge come professione abituale un lavoro autonomo. In più serve un calo di reddito nel 2025 rispetto ai due anni prima.

Chi può chiedere il bonus partite IVA 2026

L’ISCRO spetta ai liberi professionisti iscritti alla Gestione separata, compresi quelli che partecipano a studi associati o società semplici con reddito di lavoro autonomo. La circolare INPS 84/2024 chiede che i requisiti ci siano tutti insieme:

  • non avere una pensione diretta e non essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie;
  • non ricevere l’Assegno di inclusione;
  • avere nel 2025 un reddito di lavoro autonomo inferiore al 70% della media del 2023 e del 2024;
  • avere dichiarato per il 2025 un reddito non superiore a 12.749,18 euro;
  • essere in regola con i contributi, verificati con il DURC online;
  • avere una partita IVA attiva da almeno tre anni alla data della domanda, per l’attività che ha portato all’iscrizione alla Gestione separata (per chi è in uno studio associato l’INPS verifica la partecipazione allo studio nei tre anni).

Restano quindi fuori artigiani e commercianti iscritti alle loro gestioni INPS e i professionisti iscritti a una cassa previdenziale privata. Chi ha la NASpI o l’Assegno di inclusione non può avere anche l’ISCRO.

Quale reddito conta

Conta solo il reddito di lavoro autonomo dichiarato nel quadro RE (professionista individuale), RH (studio associato o società semplice) o LM (regime forfettario). Non contano il lavoro dipendente, il lavoro parasubordinato e i redditi da partecipazione a un’impresa. I forfettari possono quindi chiederla, se hanno gli altri requisiti.

Il calo di reddito: come si fa il controllo del 70%

Per le domande del 2026 si confronta il reddito del 2025 con la media del 2023 e del 2024. La soglia di 12.749,18 euro è il limite di legge di 12.000 euro rivalutato dall’INPS per il 2026.

Esempio (nostro, sui dati 2026). Redditi da lavoro autonomo: 12.000 euro nel 2023 e 10.000 euro nel 2024. La media è 11.000 euro e il 70% è 7.700 euro. Se nel 2025 il reddito è stato di 7.000 euro, il calo c’è (7.000 è meno di 7.700) e il reddito resta sotto 12.749,18 euro. Con 8.000 euro nel 2025, invece, il requisito del calo non sarebbe rispettato.

Quanto spetta: la formula INPS e i limiti 2026

La legge fissa l’indennità nel 25%, su base semestrale, della media dei redditi dei due anni considerati. La circolare 84/2024 dà questo esempio: redditi di 6.000 e 5.000 euro, media 5.500 euro, divisa per due (2.750 euro) e moltiplicata per il 25%. Il risultato, 687,50 euro, è l’importo mensile.

Per il 2026 l’importo mensile non può essere inferiore a 255,53 euro né superiore a 817,69 euro. In pratica, l’importo è la media divisa per otto. Con una media da 6.541,52 euro in su si prende il massimo; sotto 2.044,24 euro si prende il minimo.

Esempio (nostro). Con la media di 11.000 euro dell’esempio precedente: 11.000 ÷ 2 = 5.500; 5.500 × 25% = 1.375 euro. Si supera il tetto, quindi l’indennità è di 817,69 euro al mese. Per sei mesi fanno al massimo 4.906,14 euro lordi.

L’indennità parte dal giorno dopo la domanda e dura sei mesi. Non dà contributi figurativi per la pensione. Concorre al reddito: l’INPS applica una ritenuta d’acconto del 20%, che non si applica a chi dichiara il regime forfettario.

Domanda entro il 31 ottobre: come si presenta

La domanda si invia online dal servizio “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” del sito INPS, con SPID di livello 2 o superiore, CIE, CNS o eIDAS. Si può fare anche con il Contact Center (803 164 da fisso, gratuito; 06 164164 da cellulare) o tramite un patronato. Nella domanda si autocertificano i redditi degli anni interessati, se l’INPS non li ha già.

Il 31 ottobre 2026 è un sabato. La circolare 84/2024 prevede la proroga «di diritto al primo giorno utile non festivo» solo se il 31 ottobre cade di domenica, e il messaggio 1987/2026 indica il 31 ottobre come «termine ultimo». Chi vuole un margine può inviare la domanda entro venerdì 30.

Iscrizione alla Gestione separata non formalizzata

Molte domande degli anni scorsi erano state respinte perché il professionista non aveva formalizzato l’iscrizione alla Gestione separata. Con il messaggio 1129/2026 l’INPS ha chiarito che questo non impedisce il pagamento, se i contributi sono stati versati. L’iscrizione resta però un obbligo da regolarizzare.

Chi l’ha già presa nel 2024 o nel 2025 è escluso

L’ISCRO non si può chiedere nei due anni successivi a quello in cui si è iniziato a riceverla. Per il 2026 restano fuori quindi i beneficiari del 2024 e del 2025, anche se l’indennità era decaduta prima dei sei mesi. Le loro domande, scrive l’INPS, «saranno rigettate».

Può invece fare domanda chi nel 2024 o nel 2025 non l’ha chiesta. La stessa regola vale per chi l’aveva chiesta ma ha avuto la domanda respinta o la prestazione revocata dall’origine.

Quando si perde l’ISCRO e con cosa non si cumula

L’indennità decade se durante i sei mesi si chiude la partita IVA: in quel caso l’INPS recupera le mensilità pagate dopo la cessazione. Decade anche se si ottiene una pensione diretta, ci si iscrive a un’altra forma previdenziale obbligatoria o si riceve l’Assegno di inclusione.

L’ISCRO non si cumula con APE sociale, NASpI, DIS-COLL, ALAS e indennità di discontinuità dello spettacolo. È invece compatibile con l’assegno ordinario di invalidità. Per le cariche elettive conta il compenso: è ammesso solo il gettone di presenza.

Controlli, fondi limitati e ricorso

L’INPS verifica i redditi con l’Agenzia delle Entrate. Quando i redditi di tutti gli anni sono consolidati, le domande accolte vengono riesaminate in automatico, con eventuale recupero delle somme non dovute. Chi fa la domanda autorizza anche l’invio dei propri contatti alle Regioni: la legge lega l’ISCRO a percorsi di aggiornamento professionale.

Le regole dei percorsi le ha fissate il decreto interministeriale del 3 settembre 2026. Tramite l’INPS il beneficiario arriva sulla piattaforma SIISL del Ministero del Lavoro, dove sottoscrive il patto di attivazione digitale e può scegliere corsi di enti accreditati, che le Regioni pubblicano anche nei loro cataloghi. Se dopo 90 giorni dal patto non ha avviato un corso, la piattaforma lo segnala ai servizi per il lavoro per il monitoraggio e l’orientamento: il decreto non lo indica come causa di decadenza.

Per il 2026 la legge fissa un limite di spesa di 20,8 milioni di euro. Se il monitoraggio dell’INPS rileva uno sforamento, anche solo previsto, «non sono adottati altri provvedimenti di concessione». Contro un rifiuto si può fare ricorso entro 90 giorni dal ricevimento del provvedimento, online o tramite patronato. Chi lavora in proprio può leggere anche cosa succede con i contributi non versati dagli autonomi e, se è in forfettario, la guida al regime forfettario 2026.

FAQ — bonus partite IVA 2026 (ISCRO)

Domande frequenti su requisiti, importo e domanda

Il bonus partite IVA 2026 vale per tutte le partite IVA?
No. L’ISCRO spetta solo ai professionisti iscritti alla Gestione separata INPS che svolgono lavoro autonomo come professione abituale. Restano fuori gli iscritti ad altre forme obbligatorie, come le gestioni artigiani e commercianti e le casse professionali.

Quanto si prende con l’ISCRO nel 2026?
Il 25% su base semestrale della media dei redditi 2023-2024, con un minimo di 255,53 e un massimo di 817,69 euro al mese, per sei mesi. Il massimo complessivo è di 4.906,14 euro lordi.

Entro quando si fa la domanda ISCRO 2026?
Entro sabato 31 ottobre 2026. La proroga al primo giorno utile è prevista solo quando il 31 ottobre cade di domenica, quindi quest’anno il termine resta il 31.

I forfettari possono chiedere l’ISCRO?
Sì, se hanno tutti i requisiti: per loro conta il reddito del quadro LM. Sull’indennità non si applica la ritenuta del 20%.

Ho preso l’ISCRO nel 2025: posso chiederla nel 2026?
No. Non si può richiedere nei due anni successivi a quello di inizio. Chi l’ha avuta nel 2024 o nel 2025 è escluso per il 2026, anche se era decaduto prima dei sei mesi.

Se la domanda era stata respinta l’anno scorso posso ripresentarla?
Sì. Il messaggio INPS 1987/2026 ammette chi ha avuto la domanda respinta o la prestazione revocata dall’origine.

L’ISCRO dà contributi per la pensione?
No. La legge stabilisce che non comporta accredito di contribuzione figurativa. Concorre invece al reddito.

Cosa succede se chiudo la partita IVA mentre ricevo l’ISCRO?
L’indennità cessa subito e l’INPS recupera le mensilità pagate dopo la data di cessazione dell’attività.