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Crisi climatica e cibo: la siccità alza i prezzi e svuota i raccolti

Primo piano - 24 Lug 2025

Home » Crisi climatica e cibo: la siccità alza i prezzi e svuota i raccolti

Autore: Redazione ENAC Informa  •  Data: 24 Lug 2025

La siccità non è più una minaccia passeggera. È diventata una condizione cronica, aggravata dalla crisi climatica, che colpisce interi continenti e bussa con forza alle porte dell’Europa. Secondo l’ultimo report del National Drought Mitigation Center (NDMC), in collaborazione con l’ONU e l’International Drought Resilience Alliance, la scarsità d’acqua sta spingendo milioni di persone verso la fame, in particolare in Africa, America Latina e sud-est asiatico. Ma gli effetti non si fermano lì. Il sistema agroalimentare globale è interconnesso, e quando i raccolti falliscono in una parte del mondo, i prezzi aumentano ovunque. Anche nel nostro supermercato.

Dal campo alla tavola: i rincari partono dalla siccità

L’acqua che manca nei campi fa sentire il suo peso nei nostri carrelli. I dati parlano chiaro: in Spagna, la produzione di olive è dimezzata, facendo schizzare in alto il prezzo dell’olio d’oliva. In Marocco, sei anni consecutivi di siccità hanno lasciato un deficit idrico del 57%. In Turchia, le falde sono state svuotate al punto da generare veri e propri crateri nel terreno. Persino il traffico marittimo è stato compromesso: nel Canale di Panama, la scarsità d’acqua ha rallentato il commercio globale.

In Italia, il 2024 ha segnato un altro anno nero per l’agricoltura del Sud. Il grano duro è calato, i raccolti ortofrutticoli sono meno abbondanti e più vulnerabili al caldo estremo. Risultato? Prezzi in aumento, qualità in calo. Dall’olio alla pasta, dallo zucchero al caffè, ogni alimento che dipende da acqua e terra fertile è sotto pressione.

Olio, pasta, caffè e zucchero: ecco cosa costerà sempre di più

Il caso simbolo è l’olio d’oliva: nel 2023-2024, il prezzo al dettaglio in Italia ha superato i 10 euro al litro. E non si tratta di prodotti di lusso, ma di etichette di fascia media. Con Spagna e Grecia in crisi idrica, l’Italia si ritrova a fronteggiare una domanda interna ed estera con volumi sempre più ridotti.

Anche il grano è in difficoltà, e ciò si riflette in rincari per farine, pane, biscotti e pasta, con aumenti previsti tra il 10% e il 15% nell’autunno 2025. Dal Sud America, intanto, arrivano meno piogge e meno caffè arabica. Le miscele economiche rischiano di sparire dagli scaffali. Stessa sorte per lo zucchero, ormai soggetto a forti oscillazioni di prezzo.

L’ortofrutta è un altro tasto dolente: pomodori, meloni, pesche. Meno quantità, resa più bassa e costi in salita fino al 30%. A chiudere il cerchio, c’è il settore zootecnico: la carenza di foraggio e l’aumento dei costi energetici mettono sotto pressione il prezzo del latte, che potrebbe presto diventare un bene quasi di lusso.

Crisi idrica: servono strategie concrete, non più rinvii

Questa non è una crisi che riguarda solo paesi lontani o poveri. L’Italia è coinvolta in pieno, e deve rispondere in fretta. I dati del NDMC e dell’ONU indicano due cause principali:

  • il cambiamento climatico, che sconvolge i regimi delle piogge;

  • la gestione inefficiente delle risorse idriche, con perdite in rete che in Italia raggiungono il 40%.

Serve quindi un piano nazionale serio e integrato, che includa:

  • il riuso delle acque reflue per scopi agricoli e industriali;

  • la modernizzazione delle infrastrutture idriche obsolete;

  • la promozione di tecniche agricole sostenibili e meno idroesigenti.

Verso un’agricoltura più resiliente (o non avremo scorte per domani)

La siccità permanente è una sfida che può trasformarsi in opportunità di innovazione, ma solo se affrontata con visione e decisione. Investire in tecnologia, agricoltura rigenerativa, risparmio idrico e reti resilienti è l’unico modo per garantire la sicurezza alimentare delle prossime generazioni. Il tempo delle emergenze straordinarie è finito. Ora serve una resilienza ordinaria. E la si costruisce oggi, goccia dopo goccia.

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