Cambio di gestione contributiva: la disoccupazione agricola resta salva
Previdenza - 4 Ago 2025
Con il messaggio INPS 2425 del 1° agosto 2025, l’Istituto affronta una questione delicata che ha interessato molti lavoratori italiani: la riclassificazione d’ufficio dell’attività economica dell’impresa, che comporta il passaggio dei dipendenti da una gestione contributiva agricola a una non agricola o viceversa. Queste modifiche, che derivano da controlli interni o da nuove valutazioni dell’attività aziendale, avevano generato situazioni di indennità di disoccupazione considerate indebite. Ora l’INPS, in accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, stabilisce che i lavoratori non devono subire conseguenze per errori o ritardi non imputabili a loro.
Il principio costituzionale: tutelare chi ha perso il lavoro
Il messaggio chiarisce fin da subito un punto fondamentale: la retroattività della riclassificazione non può danneggiare il lavoratore.
Riconoscendo il diritto costituzionale alla tutela in caso di disoccupazione (art. 38), l’INPS ha deciso che le indennità ricevute, anche se risultate indebite a seguito della riclassificazione, non vanno restituite. Una presa di posizione chiara e importante, che mette al centro la buona fede e l’assenza di responsabilità da parte dei lavoratori.
Cosa succede nei casi concreti? Le istruzioni operative
L’INPS distingue due scenari principali:
- Riclassificazione da gestione agricola a non agricola
Se il lavoratore non ha potuto presentare domanda NASpI nei termini, non dovrà restituire l’indennità agricola percepita. - Riclassificazione da gestione non agricola ad agricola
Se i termini per presentare la disoccupazione agricola sono scaduti, il lavoratore conserva il diritto alla NASpI già ricevuta, senza obbligo di restituzione.
Se i termini non sono ancora scaduti, si potrà:
- presentare una nuova domanda per la prestazione corretta (NASpI o disoccupazione agricola);
- compensare le somme già ricevute: l’importo della nuova indennità sarà ridotto in misura equivalente.
Indennità già contestate: chiusura dei ricorsi in autotutela
Per tutti quei lavoratori che avevano ricevuto una richiesta di restituzione da parte dell’INPS e avevano presentato ricorso, il messaggio prevede la possibilità di chiusura in autotutela. L’Istituto potrà archiviare il procedimento, applicando retroattivamente le nuove regole e annullando il recupero delle somme.
Una misura di equilibrio e giustizia
Il provvedimento rappresenta un importante segnale di equità da parte dell’INPS, che sceglie di non gravare sui lavoratori per errori non dipendenti dalla loro volontà. Un passo avanti per rafforzare la fiducia nel sistema previdenziale e garantire che la tutela della disoccupazione resti effettiva, anche in presenza di modifiche amministrative complesse. In un momento storico in cui il lavoro agricolo e non agricolo si intrecciano sempre più spesso, queste indicazioni rappresentano un riferimento stabile e rassicurante per imprese e lavoratori.