Serpillo: “Antibiotico-resistenza nuova emergenza globale
Agricoltura - 28 Set 2025
Il presidente dell’UCI, Mario Serpillo, mette in guardia contro i rischi derivanti dagli allevamenti intensivi. «Se vogliamo parlare seriamente di salute pubblica e dunque di salubrità alimentare, che è direttamente – e con ogni evidenza – legata alla prima, dobbiamo prima di tutto avere il coraggio di riconoscere che per molte ragioni gli allevamenti intensivi sono responsabili di gravissimi danni all’ambiente e alla salute delle persone», afferma. «Questa certezza impone scelte consapevoli e radicali. Oramai sappiamo che c’è un’unica vera trasformazione possibile: abbandonare definitivamente gli allevamenti intensivi e contrastare il potere delle grandi multinazionali che da decenni traggono profitto da un sistema insostenibile sotto ogni punto di vista».
Fabbriche di carne e rischi per la salute
Secondo Serpillo, il modello industriale ha snaturato l’idea stessa di allevamento. «Quello che chiamiamo allevamento – prosegue – è ormai una vera e propria fabbrica di carne: milioni di animali confinati in spazi ristretti e in condizioni di sofferenza, con conseguenze enormi per l’ambiente e la salute pubblica. Uno degli effetti più gravi è la massiccia somministrazione di antibiotici, spesso a scopo preventivo, che favorisce la nascita di batteri resistenti ai farmaci».
L’antibiotico-resistenza come emergenza globale
Il problema, sottolinea il presidente UCI, è ormai riconosciuto dalle principali istituzioni sanitarie internazionali. «L’antibiotico-resistenza – evidenzia – è oggi una delle principali emergenze sanitarie globali. Secondo l’OMS causa già centinaia di migliaia di morti ogni anno e, se non invertiamo la rotta, rischia di diventare entro il 2050 la prima causa di morte nel mondo. Gli allevamenti intensivi ne sono tra i principali responsabili, perché creano l’ambiente ideale per lo sviluppo di ceppi resistenti, rendendo inefficaci i farmaci anche per la medicina umana».
Un modello insostenibile
La situazione è aggravata dal massiccio ricorso agli antibiotici negli allevamenti, che a livello mondiale supera il 70% del totale impiegato. In Italia, dove ogni anno vengono macellati oltre 500 milioni di polli e milioni di bovini e suini, il rischio è sempre più concreto. A ciò si sommano emissioni di metano e ammoniaca con gravi effetti sul clima e sulla salute, oltre alla diffusione di malattie come peste suina e brucellosi. «Parliamo di strutture che distruggono la natura, alimentano la crisi climatica e compromettono la salute dei cittadini – dichiara Serpillo –. Questo modello non è riformabile e non può diventare sostenibile, perché è la causa stessa del problema. La sola vera trasformazione passa attraverso un cambio di paradigma: dire basta agli allevamenti intensivi, sostenere le aziende di piccola e media scala e promuovere pratiche agroecologiche e filiere che rispettino il benessere animale, la salute pubblica e il pianeta».
Una sfida condivisa a livello internazionale
La visione di Serpillo è stata ribadita anche durante il convegno mondiale sulla “Trasformazione sostenibile dell’allevamento”, organizzato alla FAO di Roma. In quell’occasione, esperti e organizzazioni di tutto il mondo hanno messo in evidenza la necessità di superare il modello industriale, costruendo un futuro fondato sulla giustizia ambientale e sulla responsabilità sanitaria. Una prospettiva che conferma l’urgenza di un cambio di rotta, in linea con le parole del presidente dell’UCI.