Fast fashion: una minaccia invisibile e pericolosa per l’agricoltura
Agricoltura - 5 Mag 2025
La filiera del fast fashion, con la sua corsa sfrenata alla produzione e al consumo di abiti usa-e-getta, rappresenta oggi una minaccia molto grave e diretta per il nostro ambiente e, in particolare, per l’agricoltura. L’introduzione del sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) sui rifiuti tessili può e deve diventare un’opportunità per tutelare le nostre falde acquifere, i suoli agricoli e la salute dei cittadini, oltre che un volano per l’economia circolare.
L’intervento di Mario Serpillo
L’agricoltura italiana è tra i settori più esposti agli effetti della contaminazione da sostanze tessili e microplastiche. Secondo Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), l’attuale modello di produzione tessile ha effetti ambientali devastanti perché si tratta di una delle industrie più inquinanti in Europa, quarta per danni ambientali complessivi. I rifiuti tessili, soprattutto quelli a basso costo e di scarsa qualità, non solo saturano discariche e inceneritori, ma rilasciano microplastiche nei corsi d’acqua, metalli pesanti nei terreni, sostanze chimiche persistenti nelle falde. Gli effetti si riversano sull’intero ecosistema rurale.
L’appello dell’Unione Coltivatori Italiani
L’UCI lancia un appello affinché il nuovo schema EPR per il tessile non sia solo un adempimento formale, ma un intervento strategico a tutela del territorio. Per il presidente Serpillo è urgente anche un intervento normativo che scoraggi la produzione di tessili non riciclabili e premi le imprese che investono in ecodesign e materiali a basso impatto. «Serve una nuova cultura del prodotto tessile, che non sia fondata sull’usa-e-getta ma sulla durabilità, sulla trasparenza e sulla tracciabilità. Il passaporto digitale europeo è un primo passo, ma deve essere accompagnato da incentivi concreti e da controlli efficaci per arginare pratiche scorrette e dumping ambientale» conclude Serpillo.